COSA RENDE DAVVERO EFFICACE UNA BARRA
La rima è ciò che si sente per primo e ciò di cui i principianti abusano. Una barra che rima solo sull’ultima parola — gatto, matto, piatto — sembra una filastrocca, per quanto forte sia il beat. A fare la differenza sono gli altri punti in cui cadono le rime: le multisillabiche, con due o tre sillabe che rimano insieme, come “porta aperta” e “scorta certa”, e le rime interne, dove un suono a metà verso risponde a un suono a metà del successivo.
Il flow è la metà meno visibile: dove cadono gli accenti rispetto al beat, se lasci respiro prima della punchline e se una riga ha più sillabe di quante ne possa contenere la barra. Un problema di flow si sente prima di saperlo definire: il verso sembra stipato oppure si trascina. La soluzione è quasi sempre tagliare, partendo dai riempitivi come “solo”, “davvero” e “sai”.
Le immagini sono ciò che l’ascoltatore riesce a vedere. “Sono partito dal nulla” è un’affermazione; “conto le monete sull’autobus alle sei” è un’immagine, ed è quella che resta. L’impatto dipende da come arriva l’ultima parola: una preparazione che trova la sua chiusura, una svolta inattesa. La struttura è la forma complessiva: la strofa cresce, il ritornello arriva quando l’orecchio lo aspetta, c’è un motivo per cui la riga dodici segue la undici?
